venerdì 7 luglio 2017

Nati Due Volte. Recensione #1



Iniziamo con un grosso scoglio da oltrepassare :  il famigerato “Primo Post”!
Ad esser sincera non ci ho messo molto a scegliere cosa recensire.
Quasi subito ho pensato a “Nati Due Volte di Giuseppe Pontiggia, (2000 - Mondadori Editore) ”.
Molto probabilmente sarà che ho appena finito di scrivere la tesi su argomentazioni molto attinenti a quelle trattate in questo romanzo. La preoccupazione della discussione è ancora nell'aria.


Di cosa parla? Questo romanzo racconta il rapporto di un padre con un figlio disabile. Lo racconta in maniera, talvolta amara e drammatica, ma lo fa anche in modo ironico, a volte comico addirittura, e alla fine ti appassiona . Il padre cerca di insegnare a suo figlio “l’arte di vivere per non essere normali, ma solo se stessi”. I due protagonisti vengono a contatto con tanti personaggi che incarnano ognuno una reazione diversa dinnanzi all'handicap : impreparazione, cinismo, imbarazzo, solidarietà e amore sconfinato. Insomma affronta una condizione umana sotto ogni punto di vista.


La storia con questo libro è iniziata un bel po’ di anni fa. Correva l’anno 2008 ( cavolo sul serio?! Quasi 10 anni fa), ed un Professore di letteratura, per promuovere l’integrazione di una nostra compagna di classe disabile, ci consigliò la lettura di un romanzo specifico, “Nati Due Volte”, per l’appunto. Forse fui l’unica a comprarlo e leggerlo. Tant’è che il Professore fu molto sorpreso di poterne discutere con un’alunna. Ricordo, però, che pur trovando la scrittura scorrevole ( lo lessi con molta facilità anche all’epoca ), non mi diede molte emozioni. Sono sempre stata una persona molto empatica e ricordo che non riuscii ad immedesimarmi nella storia. Probabilmente, il problema reale era quello di non aver discusso della disabilità a tempo debito. Credo che per comprendere meglio quel romanzo a 15 anni, avrei dovuto avere un supporto didattico da parte del Professore. Anche se non lo biasimo, perché , purtroppo, è sempre difficile parlare di certi argomenti, soprattutto in presenza di disabili, è una sorta di taboo. Nel complesso lo trovai un bel libro, anche se non ebbe un forte impatto su di me, per un motivo o un altro. Detto ciò consiglio a tutti i Professori di utilizzare questo libro a scuola, chiaramente senza lasciare gli alunni in balia del nulla. Parlare dell’integrazione non è un male, anzi, al contrario può essere propedeutico alla sensibilizzazione delle nuove generazioni.


Quest’anno,invece, mentre facevo le solite pulizie in libreria, l’ho ritrovato! Ho iniziato a leggerlo e l’ho divorato in pochi, anzi direi pochissimi, giorni. È stato una sorpresa, come se non l’ avessi mai letto. Mi ha fatto piangere, ridere, preoccupare, sorridere. L’ho adorato. Non a caso è stato fonte di ispirazione della mia tesi sull’integrazione dei disabili nella scuola. È un romanzo attualissimo che  tratta gli argomenti con estrema crudezza e allo stesso tempo leggerezza, non inteso come sinonimo di superficialità, piuttosto li spoglia dei loro pregiudizi, dei loro taboo, rendendoli leggeri e facili di comprendonio.
È un romanzo che consiglierei a tutti. Perché ti forma, ti arricchisce l’animo.

Termino il primo (forse anche logorroico) post con una delle milioni citazioni che ho fatto mia : “ la sfida fine a se stessa di superare i limiti nasce dalla paura di accettarli”.
Voi l'avete letto? Se si fatemi sapere cosa ne pensate.
Al prossimo libro.

1 commento:

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