martedì 30 gennaio 2018

Figlie Sagge. Recensione #20

Salve a tutti lettori, finalmente eccomi con una nuova recensione.
Oggi vi parlo di “Figlie Sagge” di Angela Carter.

TRAMA: È il 23 aprile – data di nascita di Shakespeare – e le gemelle Dora e Nora, attrici e ballerine di seconda categoria, si apprestano a festeggiare i loro settantacinque anni. Suonano alla porta: su un cartoncino bianco arriva l’invito alla festa del padre, il celebre attore Melchior Hazard, che nello stesso giorno di anni ne compie cento, e che di riconoscerle non ne ha mai voluto sapere. C’è da decidere cosa indossare!
Così si apre Figlie sagge, la storia di due donne libere ed eternamente giovani che, nate nel lato sbagliato della città, quello più misero, sono sempre state attratte dal bagliore del mondo dello spettacolo. Dall’infanzia anticonvenzionale, alla strampalata carriera, fino ai vibranti settant’anni, la vita delle due gemelle è un susseguirsi di episodi grotteschi: fra identità scambiate, fidanzati presi in prestito, spettacoli improvvisati e feste che culminano in incendi, quello di Dora e Nora è un mondo dove le regole non sono ammesse e la spregiudicatezza regna sovrana. Un mondo popolato di personaggi improbabili, con l’ingombrante presenza di una bizzarra famiglia allargata: una compagine di teatranti dalle alterne fortune, in cui le coppie di gemelli si moltiplicano in maniera inestricabile e spesso incestuosa. Un romanzo dalle mille sfaccettature: un libro intriso di grande letteratura, di amore per l’arte e di un senso dell’umorismo pungente, un’ardita provocazione contro il tabù sessuale e la distinzione fra legittimo e illegittimo, ma soprattutto un inno alla spensieratezza, al piacere, alla gioia di vivere.

Il libro è leggero, divertente e abbastanza scorrevole.
Ho adorato tutti i personaggi presenti nel libro, ma fra tutti Dora è la mia preferita : schietta, intelligente e autoironica.
Il libro ricorda molto un intreccio shakespeariano con diversi colpi di scena; se dovessi definirlo con una sola parola direi “teatrale”.
Mi piace il carattere a tratti grottesco, quasi assurdo, del racconto di Dora, tuttavia, credo che l’autrice abbia esagerato in alcune parti tanto da renderle eccessivamente contorte. Per esempio il capitolo 3 ha rallentato la mia lettura.

In qualunque caso, è un libro con uno stile e una trama che non riesco a paragonare a nessun’altro, dunque, ne apprezzo l’originalità.
Inoltre, mi è piaciuto molto anche l’inserimento del concetto del “dualismo” a partire dalla divisione della città in due parti, fino agli ultimi gemelli della famiglia Hazard.
L’autrice, infatti, sdoppia ogni elemento : le stesse protagoniste sono gemelle, ma si completano grazie alla loro personalità e il loro albero genealogico duplicato ha in sé diverse gemelli che però sembrano aver bisogno sempre l’uno dell’altro, come Melchior e Peregrine.
Anche lo stesso tono del racconto è sdoppiato : da una parte c’è l’ironia, a volte pungente, che vuole condannare la mentalità e la crudeltà degli anni ’40 -’50 del Novecento e dall’altra la malinconia del palcoscenico, sostituito nella nuova era da quella scatola infernale.

Onestamente ho già messo gli occhi su un altro libro della Carter , “ Notti al circo”, che spero di scambiare e/o acquistare il prima possibile.
Voi l’avete letto? Fatemelo sapere nei commenti.
Io vi lascio con un passaggio davvero divertente:

"All'improvviso suonò il campanello, facendomi sussultare. L'uomo del gas? No, non può essere: non si appoggia mai in quel modo, da quando si è trovato di fronte Nora completamente nuda, con addosso solo lo smalto, dà appena un colpettino. Quel giorno lei stava facendo il bagno e si era precipitata alla porta pensando fosse un telegramma."

Alla prossima lettura.

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