mercoledì 6 giugno 2018

Oceano Mare. Recensione #48


Buongiorno Lettori, eccomi con una nuova recensione.

Titolo: Oceano Mare
Autore: Alessandro Baricco

Editore: Universale Economica Feltrinelli
Anno: 2013
Pagine: 224

Descrizione : "Oceano mare" racconta del naufragio di una fregata della marina francese, molto tempo fa, in un oceano. Gli uomini a bordo cercheranno di salvarsi su una zattera. Sul mare si incontreranno le vicende di strani personaggi. Come il professore Bartleboom che cerca di stabilire dove finisce il mare, o il pittore Plasson che dipinge solo con acqua marina, e tanti altri individui in cerca di sé, sospesi sul bordo dell'oceano, col destino segnato dal mare. E sul mare si affaccia anche la locanda Almayer, dove le tante storie confluiscono. Usando il mare come metafora esistenziale, Baricco narra dei suoi surreali personaggi, spaziando in vari registri stilistici.

Ho deciso di leggere questo libro, principalmente, perché volevo prestarlo alla mia amica Alessandra di SfogliAle, senza metterle pressioni o ansia.
La "fortuna" ha voluto che questo mese nel cruciverba della Challenge a cui sto partecipando sia presente la parola "oceano".
Quindi, grazie a questa lettura totalizzo ben 17,5 punti.
Infine, questo mese per la #7ragazze1bookchallenge c'era la possibilità di leggere un libro di un autore italiano : totalizzo così 1 punto.

"Il mare – vide il barone sui disegni dei geografi – era lontano. Ma soprattutto – vide nei suoi sogni – era terribile, esageratamente bello, terribilmente forte – disumano e nemico – meraviglioso. E poi era colori diversi, odori mai sentiti, suoni sconosciuti – era l'altro mondo."

Ecco cosa ne penso.
Questo libro mi ha lasciato senza parole. Conoscevo già lo stile di Baricco : mi aveva già ammaliata in "Castelli di Rabbia". In quel libro, però, non riuscivo a stargli dietro, spesso mi perdevo a metà dei suoi pensieri.
Invece, Oceano Mare è stata per me una dolcissima sorpresa.

Mi era stato consigliato da moltissimi e sono davvero contenta di averli ascoltati.
La lettura è stata scorrevole, nonostante, lo stile frenetico tipico dell'autore.
Certo, non è facile divorare pagine e pagine di un suo libro, poiché la lettura è stancante.
Ma, ne vale assolutamente la pena, soprattutto, per un'amante come me dell'oceano mare.

“Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno un padre, un amore, qualcuno capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume immaginarlo, inventarlo e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.”

La Locanda Almayer si trova sul mare ed è un angolo di paradiso dove risiedono ospiti davvero strambi. Ma il vero protagonista della storia è il mare, l’Oceano Mare, fonte di vita, unica medicina necessaria, arma letale.
Ne ha bisogno Plasson, un pittore che si trasferisce alla locanda per dipingere il mare, "stufo della pornografia", e che ogni giorno fissa l’oceano con una tela vuota davanti, alla ricerca degli occhi del mare.
E il Prof. Bartleboom, un importante scienziato occupato in una ricerca sul mare per la sua “Enciclopedia dei limiti”.
E' vitale per Elisewin, un’esile e delicata ragazza che soffre di attacchi di panico, a cui è stata consigliata, come unica cura, il mare.
Padre Pluche, accompagnatore di Elisewin, un sacerdote perennemente in dubbio sulla sua vocazione e dedito alla composizione di lunghissime preghiere.
Madame Deverià, bellissima donna mandata lì dal marito affinché “guarisca” dall’adulterio
E Addams che ha una missione importante da svolgere alla Locanda.

"Ma c'è qualcosa che incrina questo purgatorio. Ed è qualcosa da cui non puoi scappare. Il mare.
Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non da' risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama. [..]
Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. 
Non smette mai, ti entra dentro, ce l'hai addosso, è te che vuole.
Puoi anche far finta di niente, ma non serve.
Continuerà a chiamarti.
Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita.
Instancabilmente, li sentirai chiamare.
Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà."


E alla fine, l'intreccio si scioglie : la trama è, in effetti, contorta, ma ben studiata.
Tutta ha senso e tutto è collegato.
E il filo conduttore è l'oceano mare, che da una parte risulta amore eterno, poesia, culla della vita e dall'altra morte, incubo e paura.

E il lettore non può che sentirsi egli stesso un ospite della locanda e porsi tante domande sui bambini presenti con poter magici, Dira, Dol, Ditz e Dood. E chi era la bambina bellissima che dormiva nel letto di Ann Deverià?
E soprattutto, non può non chiedersi dove inizia e finisce il mare?


Mia adorata,

Dio sa quanto mi manca, in quest'ora malinconica, il conforto della Vostra presenza e il sollievo dei Vostri sorrisi. Il lavoro mi stanca e il mare si ribella ai miei ostinati tentativi di capirlo. Non avevo pensato che potesse essere così difficile stargli davanti. E mi aggiro, con i miei strumenti e i miei quaderni, senza trovare l'inizio di ciò che cerco, l'ingresso a una qualsiasi risposta. Dove inizia la fine del mare?
O addirittura: cosa diciamo quando diciamo: mare? Diciamo l’immenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa, o quell’onda che ci schiuma intorno ai piedi? L’acqua che puoi tenere nel cavo della mano o l’abisso che nessuno può vedere? Diciamo tutto in una parola sola o in una sola parola tutto nascondiamo? Sto qui, a un passo dal mare, e neanche riesco a capire, lui, dov’è. Il mare. Il mare.
Oggi ho conosciuto una donna bellissima. Ma non siate gelosa. Io vivo solo per Voi.

Ismael A. Ismael Bartleboom

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