Buongiorno lettori! Oggi io e il mio blog ospiteremo la quarta tappa del blogtour dedicato al libro "Le cicatrici che non ho" di Marianna Pizzipaolo.
Se ne volete sapere di più sul libro, vi invito a leggere la segnalazione qui.
Inoltre, alla fine dell'articolo troverete le regole per partecipare al giveaway e avere la possibilità di vincere una copia cartacea del libro.
Vi lascio al mio viaggio nel Cilento con i protagonisti.
Grazia Marianna per avermi coinvolta.
«Fa caldo, fa
tremendamente caldo! Fa caldo anche all’ombra, farebbe caldo anche se fossimo
sedute ad un tavolino di un bar a berci una
schweppes ghiacciata sotto il getto dell’aria
condizionata! E io vorrei sapere per quale
assurdo motivo mi sono lasciata convincere da te a
venire a Salerno, prendere il treno con te,
e andare alla scoperta del Cilento, quando io già ci vivo
nel Cilento!»
«Emily perché ti lamenti tanto? Sembravi
entusiasta quando ti ho proposto di rivivere uno dei
capitoli del libro insieme a me e a
Gabriele...» «ma quando ci siamo accordate per questa cosa
l’estate non era ancora arrivata e non
c’erano 50 gradi all’ombra!» sbuffo e provo a farmi aria
sventolando avanti e indietro la causa di
tutto questo: Le cicatrici che non ho!
«Vedi almeno serviamo a qualcosa» mi fa
l’occhiolino, «grazie a Marianna hai qualcosa con cui
sventolarti!» e comincia a ridere.
«Nora, tu mi stai simpatica, tu, Gabriele,
Marianna e pure quegli altri, però ti ricordo che siamo su
un treno regionale senza aria condizionata,
con i finestrini che non si aprono per più di 3 centimetri
e circondati da gente che probabilmente non
ha mai visto un flacone di deodorante in vita sua!
Quindi al momento preferirei essere ovunque
tranne che qui! E non è vero che mi stai simpatica,
non più almeno. Al momento odio te,
Gabriele, Marianna e tutti quegli altri, voi e tutte le vostre
discendenze future!» e potrebbe sembrare
un’esagerazione, ma fidatevi non lo è, i treni regionali
d’estate dovrebbero essere catalogati in un
girone dell’inferno!
«Esagerata! È vero fa caldo, ma siamo quasi
arrivate e ti giuro che ne varrà la pena... non so se te
ne rendi conto ma sei una grandissima
privilegiata... quante persone potranno dire di aver vissuto
con i protagonisti un capitolo del libro?»
ed ha ragione, le sue parole mi ricordano il perché ero
tanto entusiasta di tutto questo, vivrò tra
le pagine di un libro...
«Vero... quale capitolo?» le chiedo
curiosa, per un attimo il caldo soffocante è svanito dalla lista dei
pensieri, «posso scegliere io? Ti prego!
Posso? Posso? Posso?» «e quale sceglieresti,
sentiamo?» «sceglierei il capitolo di quel
bacio sul vetro, quel capitolo in cui finalmente avete fatto
l’amore...» dico sognante.
«Ma che sei pazza? Secondo te ti farei
assistere alla mia prima volta con Gabri? No, no e
assolutamente no! È una cosa nostra...» «ma
come è una cosa vostra! Hai capito quanta gente
può leggervi e può farsi i fatti vostri?
Sveglia bella! Siete in libreria!» le dico quasi oltraggiata, prima
mi fa squagliare dentro quel treno che
pareva una camera ardente e poi non mi fa nemmeno
scegliere il capitolo!
«Un conto è leggerlo, un altro invece è
viverlo...» «un libro scritto come si deve non lo leggi, ma lo
vivi!» ed è quello che penso, tra le pagine
di un libro si vivono attimi di vita.
«Inutile che provi a convincermi, il
capitolo non te lo faccio scegliere!» «e va bene! Si può sapere
allora quale capitolo mi devo sorbire?» mi
rassegno.
«Sorpresa...» mi dice, «a breve lo
vivrai... dai su che siamo arrivate» si alza, Nora, e cominciamo
ad avviarci verso l’uscita, e mentre il
treno rallenta e inizia a fischiare sui binari un dubbio mi
assale.
«Come devo comportarmi?» le chiedo, mi
sento come se stessi facendo uno di quei viaggi che ti
portano indietro nel tempo e qualunque tuo
più insignificante movimento può modificare il futuro,
tipo ritrovarti a vivere in un mondo in cui
respiriamo con le branchie e ci nutriamo di insetti. «In che
senso?» «nel senso che ho paura di
calpestare una formica e di cambiare il finale del libro! Che ne
so! Posso parlarvi? Posso chiedervi le
cose? O me ne devo restare in disparte come se stessi
guardando un film? Dimmi tu, ho paura di
fare danni!» non mi sono mai trovata in una situazione
del genere e davvero non so come muovermi.
«Fai tutto quello che ti senti di fare,
ormai il finale è già scritto, il libro è in libreria e in tutti gli store
online, pur volendo non potresti fare
danni» e io mi tranquillizzo, e proverò a seguire il suo
consiglio, farò tutto quello che mi andrà
di fare.
«Agropoli» leggo il nome della stazione,
non mi ero nemmeno resa conto che era qui, il posto in
cui finiva, o meglio cominciava questo
strano viaggio.
«Tra tanti posti perché proprio qui?»
chiedo incuriosita, di posti da vedere ce ne sarebbero tanti,
non riesco a capire cosa vogliono farmi
vivere.
«A breve capirai...»
Il treno si ferma, le porte si aprono e io
mi trovo catapultata tra le parole mentre osservo Nora che
corre e si butta di peso tra le braccia di
Gabriele, lui che le sorride un attimo prima di tuffarsi sulle
sue labbra. E il cuore comincia ad andare
più veloce nel mio petto, non ho mai visto niente di così
bello, è come se fossero soltanto loro due,
le uniche persone al mondo, e la felicità che stanno
vivendo in questo momento riesci a
leggergliela negli occhi.
Adesso capisco realmente il significato
delle parole che Marianna usa per descrivere l’amore che
Nora prova per Gabriele, adesso lo sto
vivendo, e non ho dubbi sul fatto che Nora comincia a
respirare solo quando scende dal treno e si
butta di peso tra le braccia di Gabriele...
Un ultimo bacio e l’abbraccio si scioglie,
Gabriele fa un cenno di saluto nella mia direzione, poi
prende la mano di Nora tra le sue e
comincia ad allontanarsi dai binari.
E in quel momento la decisione su come
comportarmi è presa, me ne starò in disparte, a guardare,
non c’è niente di più meraviglioso di
assistere all’amore da una poltrona in prima fila...
In realtà... in realtà il mio progetto di
starmene buona buona in disparte e di godermi la scena è
andato un po’ a farsi benedire appena mi
sono ritrovata seduta nel minuscolo sedile posteriore
della vecchia 500 di Gabriele, senza aria
condizionata e con quei due che amoreggiavano a
mezzo centimetro dalla mia faccia proprio
come se io non ci fossi! Però fortunatamente il viaggio è
stato breve e la tortura è durata poco.
«Non ricordo di aver letto niente del
genere» dico appena riesco a scendere da quel trabiccolo
infernale, siamo alla Baia di Trentova, il
sole picchia forte sulla testa e fa un caldo di pazzi, e
soprattutto io nel libro non ricordo di
aver letto niente di simile.
È Gabriele a rispondere, «hai ragione, in
realtà, Pida voleva farti vivere questo capitolo perché
secondo lei è uno dei più importanti, però
siccome qui io e lei ci siamo venuti di notte, e siccome
non mi sembra il caso di stare tutte queste
ore insieme a te... No! No! Senza offesa ovviamente!» il
mio sguardo offeso deve avergli fatto
capire che la strada che stavano prendendo le sue parole
non era delle migliori, «volevo dire che
siccome tu ci stai facendo un favore ad essere qui, e
sicuramente avrai i tuoi impegni e non puoi
restare fino a stasera per vivere come si deve il
capitolo, ho pensato che potremmo fare una
specie di trasposizione, te lo facciamo vivere sotto il
sole... e poi... e poi io e Pida non ci vediamo
da una settimana, quindi prima rimaniamo soli e
meglio è!» lui mi fa l’occhiolino, Nora gli
dà uno scappellotto sulla testa e io non posso non ridere
davanti a tanta impertinenza.
«E va bene dai, fatemi vedere quello che
c’è da vedere e poi riaccompagnatemi alla stazione!»
«agli ordini signora!» mi dice facendo il
saluto militare, e io non posso non sorridere.
Ci incamminiamo giù per la baia, andiamo a
sinistra, ci allontaniamo dallo scoglio, di solito io vado
a destra, per me è la parte più bella, «perché
andiamo di qua?» mi ritrovo a dire, «ci sei mai stata
qui?» mi chiede Gabriele.
«Certo che ci sono già stata, io vivo poco
distante da qui...» «anche tu ci venivi a fare l’amore?» mi
chiede Nora con la voce che tradisce un po’
di insofferenza, o forse gelosia e in quel momento,
mentre Gabriele la guarda male e alza gli
occhi al cielo, capisco in quale capitolo mi hanno
portata...
«Ecco la mia gelosona...» dice Gabriele,
poi si rivolge a me, «hai capito, vero?» e io faccio solo
segno di sì con la testa, mi allontano di
qualche passo da loro e rivivo quelle pagine lette non molto
tempo fa.
Di notte, una di quelle notti in cui non
riuscivano a dormire, Gabriele con la testa piena di pensieri,
di problemi, di cose difficili da dire,
Nora incatenata a lui e alla sua anima tormentata, e io con gli
occhi incastrati tra quelle pagine da cui
non mi riuscivo a staccare per la voglia di sapere.
In quella notte, Gabriele e Nora si sono
ritrovati qui, di fronte a questo mare, e io con loro.
Era inverno, le onde erano alte e la strada
era piena di una vita che d’estate si perde, che rivive
soltanto tra quelle anime che in questa
baia, nelle notti d’inverno ci vengono a fare l’amore...
E Nora si era ritrovata con il veleno
dentro il sangue al solo pensiero di Gabriele che ama una
donna che non è lei. Ed era cominciata così
quella notte fatta di parole a cuore aperto, in cui si
erano confidati le paure, le speranze, in
cui avevano provato a dare una soluzione a problemi che
sembravano troppo grandi.
Quella notte, stretti in un abbraccio per
proteggersi dal freddo si erano detti che nonostante il
passato, nonostante la vita, e tutto quello
che era stato, nonostante tutto, forse loro due, prima di
incontrarsi, l’amore non l’avevano fatto
mai...
E io, a guardarli da lontano, mentre sotto
il sole si raccontano, mi raccontano, è come se li vedessi
ad amarsi sotto la luna d’inverno, e non
posso fare altro che sorridere ed essere immensamente
grata per questa immagine che mi riempie il
cuore...
«È stata un’esperienza incredibile! Non
finirò mai di ringraziarvi ragazzi, l’unica cosa però, la
prossima volta ci vediamo a dicembre!
Questo calore mi ha ucciso!» dico mentre provo a farmi aria
con qualunque cosa mi capiti a tiro.
«Non devi ringraziare noi, ma Marianna,
sono 15 giorni che sta reclusa in casa per riuscire a
realizzare tutto questo, e sapere che ne è
valsa la pena è l’unica cosa che potrà salvarla dal
baratro di psicolabilità in cui sta
precipitando...» «ma si può dire psicolabilità?» chiede Nora
perplessa, «non ne ho idea! Comunque
ringrazierò sicuramente Marianna per tutto questo, ora
però ragazzi accompagnatemi alla stazione
che non ce la faccio più!» «subito!» si precipita alla
macchina, Gabriele, con il sorriso
impertinente che gli fa muovere quella cicatrice verso l’alto,
quella che fa impazzire Nora, quella che
farebbe impazzire chiunque.
Lui che va veloce con la mente, per le
strade, l’unica cosa che desidera è rimanere da solo con la
sua Pida...
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