Salve
Readers, oggi il cielo è nero come lo stato di perenne ansia e angoscia che il
libro “Follia” di Patrick McGrath ha innescato in me.
Il libro è
ambientato nella Londra del 1959 in un manicomio criminale. La storia è narrata
dallo psichiatra Peter Cleave che ha in cura due casi particolari : Edgar Stark
e Stella Raphael, legati tra loro da una storia d’amore ossessiva e passionale.
Definire
struggente questo romanzo psicologico è poco. E’ un ottimo libro da leggere
durante il periodo di Halloween, poiché riesce quasi a inoltrarti nell’angoscia,
nella confusione psicologica e nella disperazione dei protagonisti . Le pagine
del romanzo erano magnetiche per me, tuttavia, era una lettura a livello psicologica
abbastanza difficile, quindi, riuscivo a leggere giusto un paio di capitolo
alla volta.
Vi posso
assicurare che leggendolo vi sentirete in allerta continuamente senza un
apparente motivo e spesso stizziti dalla “follia” dei protagonisti a partire da
Stella fino allo stesso narratore.
Ed è proprio
sul titolo che voglio soffermarmi, poiché in effetti è il filo conduttore di
tutto il romanzo: l’incapacità di
controllare e rendersi conto dei comportamenti ossessivi ed errati da parte dei
protagonisti ( lo stesso psichiatra analizzerà il caso di Stella in maniera
sbagliata, poiché la sua mente era offuscata dall’amore provato per la paziente
) anche quando la realtà si presenta chiaramente.
In qualunque
caso, nonostante l’emozioni drammatiche, se così possiamo definirle, il libro
mi è davvero piaciuto. L’unica cosa che non ho apprezzato è il risvolto finale
: non condivido la scelta dell’autore di far innamorare Peter e le sorti di
Edgar mi sono sembrate troppo ambigue, avrei preferito saperne di più.
Adoro il
modo in cui scrive McGrath sia per le descrizioni , sia per la cura dei
particolari: la coerenza
psicologica
dei personaggi è il frutto di una preparazione dettagliata sull’argomento.
“Certo , in apparenza Edgar era un uomo
sicuro di sé, della sua forza, della sua virilità, eppure sospettavo che in lui
ci fosse un profondo e infantile desiderio di sublimare, e idealizzare, l’oggetto
d’amore. Succede abbastanza spesso, agli artisti, e credo dipenda dalla natura
stessa del loro lavoro. Vivere per lunghi periodi di solitudine e poi esibirsi
di fronte a un pubblico, col rischio di esserne respinti, porta a instaurare
col partner una relazione di un’intensità abnorme. E quando, inevitabilmente,
arriva la delusione, il senso di tradimento è talmente profondo che in alcuni
può tradursi nella convinzione patologica della duplicità dell’altro.”
Sicuramente
mi piacerebbe leggere un altro libro dell’autore, ma ora come ora non sono
pronta a farmi travolgere da un altro suo libro.
Vi lascio
con una bellissima citazione e vi auguro buona lettura:
“Poi Edgar si era tirato su, e nei suoi
occhi Stella aveva visto qualcosa che non riusciva a spiegarmi, così come non
sapeva descrivermi cosa si erano detti senza parlare in quei pochi secondi,
prima che il loro pensiero tornasse a banalità come la fretta o le precauzioni
per non farsi scoprire. In quell’attimo sospeso, nel patto che avevano stretto
senza parole, Stella aveva sentito infrangersi i loro ego separati, e le loro
identità fondersi l’una nell’altra: adesso fra lei e Edgar non c’era più
differenza, ormai erano una cosa sola, erano, come aveva detto? Inseparabili. .
. “
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