venerdì 18 maggio 2018

Lo scrittore che solca i mari infiniti della letteratura. Il Salotto Emergente #2

Buongiorno lettori e bentornati nel mio Salotto Emergente, la rubrica del venerdì dedicata alla presentazione di nuovi autori.
Oggi conosciamo meglio lo scrittore Stefano Giannotti.

Se ne volete sapere di più vi rimando al link della recensione del suo primo libro :

Mi chiamo Stefano Giannotti e abito da venti anni a Empoli. Sono nato però in riva al mare precisamente a Piombino in provincia di Livorno, una città su un promontorio che punta l’isola d’Elba.

Quando è nata la tua passione per la scrittura? 

Ai tempi del liceo sognavo di scrivere canzoni, piccole storie in rima la cui metrica lasciava a desiderare ma che a distanza di anni mi appaiono terribilmente brutte. Un giorno una persona mi disse che ci sono studi avanzati per memorizzare in digitale la memoria umana. Questa cosa mi colpì, mi resi conto che tante nozioni, informazioni, sensazioni erano segrete in me. La scrittura era un modo di proporre ad altri questi miei sentimenti.

Cosa ti ha spinto a scrivere "La biblioteca di sabbia"? Da dove è partita la tua ricerca?

Era mia intenzione scrivere un romanzo che parlasse di libri e che fosse meno intimistico del primo libro. Partendo da una frase di Ettore Scola ho iniziato a creare la storia che poi ha finito per essere l’ennesimo atto di gratitudine verso la mia città, sognavo di rendere il sentimento allo stesso modo di Borges per Buenos Aires o Izzo per Marsiglia.

Secondo te, qual è il punto di forza del tuo romanzo?

È difficile parlare di punti di forza, preferisco parlare di ciò che emerge nella lettura, vale a dire l’amicizia goliardica che vivo tutti i giorni e il mio rimorso più grande di non aver mai lavorato in una libreria.

Quale messaggio vuoi inviare al lettore con il tuo nuovo romanzo?

Messaggi ne vorrei mandare tanti e spero siano raccolti, dal desiderio di leggere a quello di amare le proprie radici.

Oltre a essere uno scrittore, sei anche un lettore? Se sì,  quale romanzo definiresti senza dubbio il tuo preferito?

Sceglierne soltanto uno non è così semplice ma se sono obbligato dico "La recherche" di Proust, nessun romanzo mi ha mai dato sensazioni così piacevoli.

Hai scritto altri romanzi? Raccontaci delle tue opere.

Il mio primo libro si intitola "Alla ricerca dell’isola perduta".  È un flusso di coscienza che il protagonista fa sulla sua vita affrontando molti temi anche metafisici in un viaggio a metà strada tra il reale e il sogno. Ho ricevuto molti commenti positivi anche da persone giovani e questo mi ha reso felice. A breve uscirà una silloge di poesie dal titolo "Fermento di Falesia", piccole storie in metrica dedicate ancora una volta a Piombino.

Come sono nati i tuoi personaggi e qual è il tuo preferito?

Io non sono capace di inventare personaggi, infatti sono tutte persone esistenti. Kate racchiude le qualità di tutte le donne che ho conosciuto e ammetto di esserne innamorato, come lo sono di Anna Karenina e spero che stiano bene assieme, ma questo è un mezzo spoiler . . 

I tuoi romanzi piaceranno sicuramente a tutti quei lettori che…

A quelli che amano il mare, ai romantici, a chi non ha paura di esprimere i propri sentimenti, a chi come me ha un animo malinconico e cerca nei libri quello che la vita non fornisce a sufficienza.

Se dovessi scegliere un piccolo estratto, una parte che ti sta a cuore o un semplice aforisma di un tuo romanzo, quale sceglieresti? 

"Questo racconto non aveva nessuna ambizione di diventare quello più venduto al mondo, voleva forse essere un modo per fuggire a una realtà che spesso e volentieri fa soltanto male. In fondo protagonista, scrittore, lettore possono sentirsi soli, e in questa combinazione vogliono trovare un po’ di compagnia, un’arma contro la solitudine che li attanaglia e dalla quale non riescono a fuggire. Allora il romanziere ti dice, a te ascoltatore, che anche Andrea cercherebbe in un libro, scritto o letto, attimi di serenità per ritornare in tempi brevi in uno spazio al di fuori del tempo, perché lettore avrai certamente capito che Andrea ha il tuo volto e quello del narratore, è il nostro specchio e non vediamo l’ora, in faccia a tutto il mondo, di salire sul Pequod e raggiungere, finalmente, l’isola perduta."

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