lunedì 12 novembre 2018

Una Stanza Piena di Gente. Recensione #64

Buongiorno lettori e bentornati sul mio blog, oggi vi parlo di un libro conosciutissimo di cui avevo grandi aspettative. Sono onesta, però, la lettura mi ha parecchio delusa.

Titolo: Una stanza piena di gente
Autore: Daniel Keyes
Genere: Storie Vere - Psicologia
Editore: Nord
Pagine: 544
Anno: 2009
Descrizione: Il 27 ottobre 1977, la polizia di Columbus, Ohio, arresta il ventiduenne Billy Milligan con l'accusa di aver rapinato, rapito e violentato tre donne all'interno del campus universitario. Billy ha vari precedenti penali e contro di lui ci sono prove schiaccianti. Ma, durante la perizia psichiatrica chiesta dalla difesa, emerge un fatto sconcertante: Billy soffre di disturbo da personalità multipla. Nella sua mente "vivono" ben 24 personalità diverse, che prendono di volta in volta il sopravvento, parlano tra loro, agiscono e spingono Billy a comportarsi in maniera imprevedibile.




Dunque, il libro è stato quasi subito magnetico per me : l’argomento trattato è davvero interessante, la mente umana ed in particolare i casi di personalità multipla, sono campi ancora troppo inesplorati.
Indubbiamente, poter leggere tutti i dettagli della vita di Milligan, un caso così particolare, rende la lettura intrigante.

"Quando si rese conto di essere diverso dalle altre persone, quando capì che non tutti avevano dei vuoti di tempo e si accorse che tutti intorno a lui sostenevano avesse fatto e detto cose che solo lui non riusciva a ricordare, Billy giunse alla conclusione di essere pazzo. Ma non lo disse a nessuno."

Ho apprezzato molto l'introspezione dei personaggi.
Non parlo solo dell'analisi minuziosa delle varie personalità di Billy, ma faccio riferimento anche alla capacità dell'autore di raccontare la grandissima sofferenza di Milligan, le riflessioni e/o i ripensamenti di medici e avvocati e le reazioni contrastanti degli infermieri e delle guardie.
L'autore ha fatto un ottimo lavoro, permettendo al lettore di arrivare fino alla parte più inconscia dei personaggi e di empatizzare con tutti loro.
Per non parlare del titolo : è davvero geniale e riassume perfettamente il disturbo di Billy.

"Mark, per esempio, con la sua capacità di attenzione limitata per qualunque cosa non fosse un lavoro manuale, non sarebbe riuscito a stare fermo. Tommy si sarebbe ribellato. David avrebbe sofferto. Jason, la valvola di sfogo, si sarebbe messo a gridare. Bobby si sarebbe perso nelle sue fantasie. Samuel, che era ebreo come Johnny Morrison, avrebbe pregato. Chiunque altro si sarebbe a fare qualcosa di sbagliato mettendo Billy in una situazione ancora più complicata. Solo Christene, che non cresceva mai oltre i tre anni, poteva starsene lì paziente, senza dire nulla."

Ovviamente, scoprire la vera storia di Milligan divide i lettori in due fazioni : gli scettici che rifiutano di crederci e restano convinti che sia tutta una messa in scena e quelli , invece, che credono nella potenza della mente umana, capace di proteggere la propria coscienza da situazioni traumatiche.
Dati i miei studi di psicologia, non posso che schierarmi dalla parte dei lettori rimasti strabiliati dall'immensità del nostro intelletto : sono certa che il nostro cervello sia dotato di una forza inspiegabile.

"A un certo punto divenne importante che ci fosse qualcuno quasi o del tutto all'oscuro di ciò che stava succedendo. Quel suo non sapere era un importante meccanismo di protezione. Se William aveva qualcosa da nascondere, sul posto arrivava Christene si metteva a disegnare o a giocare a mondo o a coccolare la bambolina che Adalana ha per per lei, Raggedy Ann."

Non sono rimasta altrettanto sorpresa dalla scrittura di Keyes.
Ho trovato lo stile dell'autore troppo poco scorrevole : infatti, in alcune parti risulta eccessivamente didascalico, rallentando il ritmo della lettura.
Ecco, quelle parti mi hanno un pochino annoiata.

Inoltre, ho trovato il libro troppo lungo : a mio avviso nel primo capitolo potevano essere eliminate tutte le informazioni della storia personale dell'indagato, in modo da permettere al lettore di conoscere tutti i punti salienti nel secondo libro, attraverso la voce del "Maestro".
Invece, in questo modo il lettore conosce a grandi linee i traumi di Billy e il risultato è che il secondo libro ha tante ripetizioni e pochissime sorprese.

"«Cos'è il posto? Ne hai parlato anche l'altra volta, ma non mi hai spiegato cos'è.»
«E' il modo che Arthir usa per spiegare quello che succede quando una delle persone dentro di te esce allo scoperto nella realtà e assume il controllo. E' come un riflettore, e chiunque faccia un passo al suo interno possiede la coscienza.»"

Probabilmente, lo scopo dell'autore era quello di comparare l'esperienza e le reazioni esterne descritte nel libro primo, con le emozioni e le sensazioni interne di Milligan : ovviamente il risultato non è perfetto, avrei preferito che la narrazione fosse data esclusivamente a Milligan.

"«Non sono personalità, dottor George. Sono persone.»
«Perchè fai questa distinzione?»
«Quando le chiama personalità, è come se pensasse che non sono reali.»"

Nel complesso, il libro è sicuramente interessante dal punto di vista psicologico e per questo lo consiglio a quei lettori amanti di storie vere, di casi clinici e di un libro, forse più vicino ad un saggio che ad un romanzo, da leggere senza fretta.

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