Oggi conosciamo meglio la scrittrice Alessandra Rapetti
Se ne volete sapere di più vi lascio il link della segnalazione del suo romanzo:
Benvenuta,
chi sei? Di cosa ti occupi e da dove vieni?
Grazie per
questa intervista, mi chiamo Alessandra Rapetti Alexander. Di origine sono
piemontese, ma ho vissuto a lungo a Genova dove ho esercitato
come psicologa fino al 2015, poi mi sono trasferita in Inghilterra e mi sono
dedicata a fare la mamma a tempo pieno per aiutare i miei tre figli ad
integrarsi in questo nuovo mondo.
Quando è
nata la tua passione per la scrittura?
In realtà,
se anche solo dieci anni fa mi avessero detto che avrei scritto un romanzo mi
sarei buttata a terra dalle risate. In passato, dopo aver fondato
un’associazione per il sostegno delle donne intorno alla maternità, ho ideato alcuni
progetti di scrittura, primo fra tutti avevo provato a proporre ad un editore
delle favole terapeutiche sotto forma di metafora, per mamma e bimbo, ma il
progetto è naufragato. Nonostante ciò, non mi sono mai pensata come in grado di
scrivere un libro. Dall’altra parte, ho sempre avuto una grande immaginazione, fin
troppa, vivendo spesso immersa in storie inventate, quasi come fossero una realtà
alternativa. Probabilmente è uno dei motivi che mi hanno portato a studiare
psicologia: capire se fossi matta o no. Ho scoperto che non lo ero, ma le mie
storie le ho sempre tenute per me, almeno fino a poco tempo fa. Poi la mia
terapeuta, circa cinque anni fa, mi ha spinto a buttare giù per iscritto le mie
fantasticherie ed è nato questo racconto.
Quanto il
lavoro di psicologa ha aiutato la tua scrittura?
Direi
molto, per tante ragioni diverse. Innanzitutto, la nascita dei personaggi è dovuta
dalla mia fantasia, ma per ogni personaggio ho studiato una storia di vita che
lo porta ad agire in un modo o nell’altro con coerenza. Spesso non è esplicitato
nel racconto, ma è servito a me per costruire eventi e trama. Un altro punto
importante è stato l’ideazione del controllo della mente e delle sue
conseguenze. Da psicologa ho un idea abbastanza chiara su come funziona il
nostro cervello, su cosa potrebbe spingere gli esseri umani a cercare di
modificarlo per il bene e su che ricadute avrebbe se dovessero controllarlo. In
ultimo, da psicologa cognitivista e amante delle metafore, ho cercato di
toccare tutti i temi fondamentali nella vita: Amore, Potere, Libertà, Verità,
Giustizia e Valore.
Cosa ti ha
spinto a scrivere questa pentalogia e da dove è partita la tua ricerca?
Ora ti
confesserò un segreto, la trama base nasce come storia di amore e redenzione.
Sopra a questa ho costruito le vicende politico-militari che coinvolgono i 17
pianeti della Comunità. È stato un lavoro molto lungo e complesso, ho indagato
a fondo per capire come fare vivere degli umani in pianeti extrasolari, quali
potessero essere le caratteristiche di tali pianeti, ecc. La base da cui sono
partita è scientifica, mi sono rivolta al INAF per avere informazioni e mi sono
documentata riguardo tutti gli argomenti di cui parlo. Mi ha entusiasmato creare
armi, ambientazioni, città e modi di vivere, soprattutto perché i 17 pianeti
sono uno diverso dall’altro, sia come tipologia di governo che come relazioni
interpersonali. In realtà, di tutta questa ricerca si percepisce poco perché
non volevo appesantire il racconto con dettagli tecnici che fanno solo da
sfondo. L’unica cosa che non ho avuto bisogno di approfondire, come ho detto
prima, è stato il controllo della mente, visto che il cervello umano lo conosco
abbastanza bene. Resta il fatto che, nonostante il contesto, la mia attenzione
si è focalizzata sui rapporti personali tra i vari personaggi e i loro drammi
interiori.
Quanto è
stato difficile scrivere questo genere di libri?
È
difficile, sì, più che altro per un senso di realtà e coerenza. Inventare, ma
sempre tenendo presente che la fantascienza è una derivazione della scienza,
non è fantasy. Io amo profondamente il genere fantasy, ma ho preferito costruire
personaggi più ancorati alla realtà, senza veri superpoteri, semplicemente con
strumenti migliori e con intelligenza, intuito e coraggio al di sopra della
media. Nonostante ciò, i miei personaggi posseggono alcuni strumenti simili a
quelli dei maghi nei fantasy grazie alla tecnologia, ad esempio, possono
rendersi invisibili.
Se dovessi
utilizzare 3 aggettivi per descrivere i tuoi libri, quali sarebbero e perchè?
Visivo, complesso
e claustrofobico. Visivo perché le mie influenze fantascientifiche sono più
cinematografiche che non letterarie, per cui, quando l’ho scritto, avevo la
sensazione di vedere le scene scorrermi davanti agli occhi come in un film, e
così l’ho descritto. Complesso perché i personaggi che entrano in gioco sono
tanti e tanti sono gli scenari e i problemi da risolvere. Claustrofobico, anche
se il termine più azzeccato sarebbe breathless, ossia “senza fiato”. Questo non
solo per la corsa contro il tempo che lo caratterizza, ma anche perché in
alcuni casi si percepisce e si parla letteralmente della carenza d’ossigeno.
Come sono
nati i tuoi personaggi? Ne hai uno preferito? Se si, perchè?
La
protagonista, Elizabeth, ha sempre vissuto, per così dire, al mio fianco, è
sempre stata l'eroina nei miei sogni ad occhi aperti. È una donna complicata,
con molti lati oscuri, è tutto quello che non sono. Dunque, lei è sicuramente
la mia preferita. Tuttavia, ci sono altri personaggi che mi sono venuti dal
cuore, molte donne e qualche uomo. La maggior parte rispecchia qualcosa che
sono, che amo o che odio. Comunque, hanno identità forti.
Hai una
tua citazione del cuore o un estratto preferito del tuo libro?
È
difficile scegliere, ma questa piccola parte mi piace sempre molto:
Lei lo scrutava e lui distolse il
suo sguardo da quegli occhi, che lo conoscevano come le sue tasche.
“La vita è strana. Fai di tutto per
renderla lineare, semplice, ma lei ti frega sempre, improvvisamente ti trovi di
fronte a eventi che non avresti mai pensato di dover affrontare. Ma tu lo sai
meglio di me, tesoro, non è così?”
Lo sguardo di lei si fece duro.
“Non è di me che stiamo parlando,
ma di te. La vita ci pone davanti ad ostacoli, ognuno di noi ha i suoi, ma sta
a noi decidere come reagire ad essi.”
Come mai hai
scelto di pubblicare con Bookabook?
Ci ho
messo quasi cinque anni a studiare la trama di tutti i cinque libri che
compongono l’intero racconto e scrivere il primo libro. Oramai volevo avere
rispose e, confronto ad altre case editrici che avvertivano di prepararsi ad
attendere dai quattro agli otto mesi per avere una risposta, sempre che la
dessero, Bookabook assicurava una risposta entro quindici giorni, così ci ho
provato e ci sono riuscita. Credo di essere stata fortunata perché sembra che
solo il 4% passi il controllo qualitativo fatto dagli editor. Poi mi è piaciuto
il metodo: far arrivare in libreria un esordiente con già almeno 200 copie
vendute e, magari qualche buona recensione è un vantaggio, sia agli occhi del
pubblico che compra che agli occhi del libraio che decide se metterlo in
evidenza. In più, ha un ottimo canale di
distribuzione, perché non bisogna dimenticare che, superato il goal delle 200
copie, diventa una casa editrice tradizionale, che si occupa di editing,
copertina, stampa e distribuzione. Comunque, a me piace mettermi in gioco,
questo mi ha permesso di instaurare rapporti bellissimi con persone
meravigliose come te!
Parlaci
dei tuoi progetti futuri.
Questo è presto detto, se tutto andasse per il meglio,
spero di poter portare avanti l’opera con gli altri quattro libri.
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