sabato 27 luglio 2019

Alexander Rapetti. Il Salotto Emergente #15

Buongiorno lettori e bentornati nel mio Salotto Emergente, la rubrica dedicata alla presentazione di nuovi autori.
Oggi conosciamo meglio la scrittrice Alessandra Rapetti

Se ne volete sapere di più vi lascio il link della segnalazione del suo romanzo:



Benvenuta, chi sei? Di cosa ti occupi e da dove vieni?
Grazie per questa intervista, mi chiamo Alessandra Rapetti Alexander. Di origine sono piemontese, ma ho vissuto a lungo a Genova dove ho esercitato come psicologa fino al 2015, poi mi sono trasferita in Inghilterra e mi sono dedicata a fare la mamma a tempo pieno per aiutare i miei tre figli ad integrarsi in questo nuovo mondo.

Quando è nata la tua passione per la scrittura?
In realtà, se anche solo dieci anni fa mi avessero detto che avrei scritto un romanzo mi sarei buttata a terra dalle risate. In passato, dopo aver fondato un’associazione per il sostegno delle donne intorno alla maternità, ho ideato alcuni progetti di scrittura, primo fra tutti avevo provato a proporre ad un editore delle favole terapeutiche sotto forma di metafora, per mamma e bimbo, ma il progetto è naufragato. Nonostante ciò, non mi sono mai pensata come in grado di scrivere un libro. Dall’altra parte, ho sempre avuto una grande immaginazione, fin troppa, vivendo spesso immersa in storie inventate, quasi come fossero una realtà alternativa. Probabilmente è uno dei motivi che mi hanno portato a studiare psicologia: capire se fossi matta o no. Ho scoperto che non lo ero, ma le mie storie le ho sempre tenute per me, almeno fino a poco tempo fa. Poi la mia terapeuta, circa cinque anni fa, mi ha spinto a buttare giù per iscritto le mie fantasticherie ed è nato questo racconto.


Quanto il lavoro di psicologa ha aiutato la tua scrittura?
Direi molto, per tante ragioni diverse. Innanzitutto, la nascita dei personaggi è dovuta dalla mia fantasia, ma per ogni personaggio ho studiato una storia di vita che lo porta ad agire in un modo o nell’altro con coerenza. Spesso non è esplicitato nel racconto, ma è servito a me per costruire eventi e trama. Un altro punto importante è stato l’ideazione del controllo della mente e delle sue conseguenze. Da psicologa ho un idea abbastanza chiara su come funziona il nostro cervello, su cosa potrebbe spingere gli esseri umani a cercare di modificarlo per il bene e su che ricadute avrebbe se dovessero controllarlo. In ultimo, da psicologa cognitivista e amante delle metafore, ho cercato di toccare tutti i temi fondamentali nella vita: Amore, Potere, Libertà, Verità, Giustizia e Valore.

Cosa ti ha spinto a scrivere questa pentalogia e da dove è partita la tua ricerca?
Ora ti confesserò un segreto, la trama base nasce come storia di amore e redenzione. Sopra a questa ho costruito le vicende politico-militari che coinvolgono i 17 pianeti della Comunità. È stato un lavoro molto lungo e complesso, ho indagato a fondo per capire come fare vivere degli umani in pianeti extrasolari, quali potessero essere le caratteristiche di tali pianeti, ecc. La base da cui sono partita è scientifica, mi sono rivolta al INAF per avere informazioni e mi sono documentata riguardo tutti gli argomenti di cui parlo. Mi ha entusiasmato creare armi, ambientazioni, città e modi di vivere, soprattutto perché i 17 pianeti sono uno diverso dall’altro, sia come tipologia di governo che come relazioni interpersonali. In realtà, di tutta questa ricerca si percepisce poco perché non volevo appesantire il racconto con dettagli tecnici che fanno solo da sfondo. L’unica cosa che non ho avuto bisogno di approfondire, come ho detto prima, è stato il controllo della mente, visto che il cervello umano lo conosco abbastanza bene. Resta il fatto che, nonostante il contesto, la mia attenzione si è focalizzata sui rapporti personali tra i vari personaggi e i loro drammi interiori.

Quanto è stato difficile scrivere questo genere di libri?
È difficile, sì, più che altro per un senso di realtà e coerenza. Inventare, ma sempre tenendo presente che la fantascienza è una derivazione della scienza, non è fantasy. Io amo profondamente il genere fantasy, ma ho preferito costruire personaggi più ancorati alla realtà, senza veri superpoteri, semplicemente con strumenti migliori e con intelligenza, intuito e coraggio al di sopra della media. Nonostante ciò, i miei personaggi posseggono alcuni strumenti simili a quelli dei maghi nei fantasy grazie alla tecnologia, ad esempio, possono rendersi invisibili.

Se dovessi utilizzare 3 aggettivi per descrivere i tuoi libri, quali sarebbero e perchè?
Visivo, complesso e claustrofobico. Visivo perché le mie influenze fantascientifiche sono più cinematografiche che non letterarie, per cui, quando l’ho scritto, avevo la sensazione di vedere le scene scorrermi davanti agli occhi come in un film, e così l’ho descritto. Complesso perché i personaggi che entrano in gioco sono tanti e tanti sono gli scenari e i problemi da risolvere. Claustrofobico, anche se il termine più azzeccato sarebbe breathless, ossia “senza fiato”. Questo non solo per la corsa contro il tempo che lo caratterizza, ma anche perché in alcuni casi si percepisce e si parla letteralmente della carenza d’ossigeno.

Come sono nati i tuoi personaggi? Ne hai uno preferito? Se si, perchè?
La protagonista, Elizabeth, ha sempre vissuto, per così dire, al mio fianco, è sempre stata l'eroina nei miei sogni ad occhi aperti. È una donna complicata, con molti lati oscuri, è tutto quello che non sono. Dunque, lei è sicuramente la mia preferita. Tuttavia, ci sono altri personaggi che mi sono venuti dal cuore, molte donne e qualche uomo. La maggior parte rispecchia qualcosa che sono, che amo o che odio. Comunque, hanno identità forti.

Hai una tua citazione del cuore o un estratto preferito del tuo libro?
È difficile scegliere, ma questa piccola parte mi piace sempre molto:
Lei lo scrutava e lui distolse il suo sguardo da quegli occhi, che lo conoscevano come le sue tasche.
“La vita è strana. Fai di tutto per renderla lineare, semplice, ma lei ti frega sempre, improvvisamente ti trovi di fronte a eventi che non avresti mai pensato di dover affrontare. Ma tu lo sai meglio di me, tesoro, non è così?”
Lo sguardo di lei si fece duro.
“Non è di me che stiamo parlando, ma di te. La vita ci pone davanti ad ostacoli, ognuno di noi ha i suoi, ma sta a noi decidere come reagire ad essi.”

Come mai hai scelto di pubblicare con Bookabook?
Ci ho messo quasi cinque anni a studiare la trama di tutti i cinque libri che compongono l’intero racconto e scrivere il primo libro. Oramai volevo avere rispose e, confronto ad altre case editrici che avvertivano di prepararsi ad attendere dai quattro agli otto mesi per avere una risposta, sempre che la dessero, Bookabook assicurava una risposta entro quindici giorni, così ci ho provato e ci sono riuscita. Credo di essere stata fortunata perché sembra che solo il 4% passi il controllo qualitativo fatto dagli editor. Poi mi è piaciuto il metodo: far arrivare in libreria un esordiente con già almeno 200 copie vendute e, magari qualche buona recensione è un vantaggio, sia agli occhi del pubblico che compra che agli occhi del libraio che decide se metterlo in evidenza.  In più, ha un ottimo canale di distribuzione, perché non bisogna dimenticare che, superato il goal delle 200 copie, diventa una casa editrice tradizionale, che si occupa di editing, copertina, stampa e distribuzione. Comunque, a me piace mettermi in gioco, questo mi ha permesso di instaurare rapporti bellissimi con persone meravigliose come te!

Parlaci dei tuoi progetti futuri.
Questo è presto detto, se tutto andasse per il meglio, spero di poter portare avanti l’opera con gli altri quattro libri.

Nessun commento:

Posta un commento

Review Party - Tutto troppo complicato

Grazie alla  Newton Compton Editori  oggi partecipo al  Review Party  dedicato al libro “Tutto troppo complicato” di Anna Premoli. Ho avuto,...